
L'ETA' CHE AVANZA- NEVE DALLA BEFANA.
Dolcemetà dorme raggomitolata al mio fianco
tenendosi ben stretta quasi tutte le coperte. Mi ha svegliato, oltre che
il freddo per essere rimasto parzialmente scoperto, una sensazione strana,come
se galleggiassi nell'aria,e un inconsueto chiarore lattiginoso che filtra tra le
persiane.
Manca qualcosa.. C'è uno strano silenzio. Tendo l'orecchio.
Dove sono finiti i rumori della città ? Sono le otto del mattino,dovrei sentire
in lontananza il borbottio familiare del traffico: un intermittente fruscio e
qualche rombo portato dell'eco della valle.Che stia diventando sordo ?
Eppure il regolare e rassicurante respiro di Dolcemetà,lo scricchiolio del
letto, il ticchettio della pendola mi vengono in soccorso.
E' come se avessero cancellato i rumori esterni.Vengo colto da una vaga
inquietudine e la curiosità sale,mi spinge ad alzarmi anche se starei volentieri
ancora qualche minuto avvolto dal tepore e dal profumo delle coperte se solo
potessi impossessarmene.
La Neve !!! Tanta neve. Qui davanti al mare. Deve essere caduta fitta,
silenziosa, chissà per quante ore attraversando la notte e il mio sonno. Sembra
una infinita coperta bianca stesa da una misteriosa mano. Non ci sono più
confini .Un gigantesco fermo immagine.
Apro la finestra per respirarne il tenue profumo. Non è vero che non ci sono i
rumori, solo che sono altri, impercettibili : Il gemere d'un ramo che
scricchiola sotto il peso della neve fresca, il frullo d'un passero che si posa
per un attimo sul poggiolo lasciando una leggera orma, una voce lontana portata
da una strana eco.
Mi sento illanguidire. Da sempre la vista della neve mi regredisce
all'infanzia e già sale in me la voglia di rotolarmici dentro e costruire un bel
pupazzo di neve.
Riprende a nevicare e io non riesco a staccare gli occhi dallo spettacolo
naturale così poco usuale a Genova.
La voce assonnata di Dolcemetà mi fa sussultare :
" Cose ti fæ l'ì impalou con o barcon averto ? "
Mi giro. Sta scendendo dal letto, e sta effettuando uno scambio : uno scialletto al posto delle coperte. " A Befana a n'ha impio a cäsetta de neive " Lo dico con allegria, mi sembra persino che la mia voce sia diventata quella d'un bambino
Si presenta a sbirciare dalla finestra, freddolosa, aggrappandosi allo scialle come fosse una stufetta.
" A neive " ripeto " Ghe n'è zà 'ciù de vinti citti ........O pà un prezepio ; Che mâveggia ! "
Guardando quasi incredula la corda da stendere, un lungo doppio filo fasciato di neve che ballonzola gelato davanti ai nostri occhi, fa una smorfia e mormora come se parlasse a stessa : " G'ho 'n muggio de roba da destende. "
Poi, con aria di rimprovero :" Saera quello barcon, che t'è
zà costipou "
Proprio come mia madre.
© Sergio Marini © . 6.1.2009