DALLA PANCHINA DI :

CORSO ITALIA - GENOVA
Ho sempre avuto una simpatia per le
panchine, ovunque esse siano sistemate. Ritengo che il grado di civiltà di un
popolo passi attraverso il numero, la manutenzione e la frequentazione di questo
arredo urbano. A volte sento forte il desiderio di fermare il mio cammino e
sostare lasciando che tutto scorra davanti ai miei occhi ma è sempre più
difficile trovare una “ buona “ panchina.
La magnifica giornata odierna ci ha spinto quasi inconsapevolmente in Corso
Italia e cominciamo a percorrerlo da Ponente a Levante con il nostro lento passo
di coppia anziana. La nostra prima impressione è quella di essere capitati
nell'ora di libera uscita di qualche Ospizio per Anziani tanti sono i nostri
coetanei. Ogni tanto qualche fanatico del Jogging abbassa la media adoperandoci
come paletti mobili mentre a nostra volta facciamo lo slalom tra la mercanzia
stesa sui mosaici della passeggiata da impassibile gente di colore. Tutti gli
anfratti e le marmoree panchine sono occupate e la gente tende i colli in
direzione del sole e del mare. Io e dolcemetà annusiamo l'aria salmastra e ci
segnaliamo l'un l'altro , con fanciullesca meraviglia ,le barche a vela e una
nave spuntare dall'orizzonte puntando il dito.
" Pensa 'n' pittin....ëse a Milan " ce lo siamo detti in coro più di una volta
tra lo stridio dei gabbiani e la risacca.
Verso San Giuliano una panchina libera ci appare come un miraggio. Comincio ad
essere stanco e desidero proprio una sosta che dia un pò di riposo alla mia
schiena malandata.
Ahhh ! Una lunga panchina tutta per noi. Incredibile !
Mi avvicino sospettoso. Sarà sporca, non sarebbe la prima volta che succede. I
vandali purtroppo sono una piaga difficilmente estirpabile. Invece niente.
Bella, marmorizzata, liscia, accogliente. Proprio in faccia al sole e al mare,
in posizione ideale per osservare il passeggio e ossigenarsi.
Ed eccoci lì seduti con il sole in faccia che già brucia.
" E no l'è ancon primmaveia " esclama lei.
" Zà " rispondo inforcando gli occhiali da sole
" In sciä fin di conti, p'en giorno ,semmo ancon d'inverno "
Rimaniamo un paio di minuti in silenzio a crogiolarcii al sole.
I pesanti giubbotti invernali sono ora un impedimento che solo la prudenza e
l'aria che sale dal mare giustificano.
Poi....poi....... un odore nauseabondo ci investe.
Ci guardiamo insospettiti l'uno sospettando dell'altro........
Mi giro infastidito, annuso l'aria con disgusto. Proviene dal retro della
panchina. E' la dolcemetà che s'alza in piedi con uno scatto che la
ringiovanisce di trent'anni.
" Un ratto !! " urla.
Lo vedo anch'io. Un topone, direi una pantegana, sul limitare dell'aiuola,
proprio dietro alla panchina,inequivocabilmente morto.
A seconda di come tira il vento arrivano tanfate di morte, altro che ossigenarsi
i polmoni !
Riprendiamo il cammino a passo svelto cercando di allontanarci da lì il più
possibile. Ci fermiamo a Boccadasse, ansanti e sudati.
Ma nemmeno l'incantevole Borgo riusciamo ad apprezzare .
Quel tanfo ce lo sentiamo ancora addosso.
" Un sciorbetto ? " propongo alla dolcemetà-
Mi risponde una faccia schifata.
Un pomeriggio rovinato.
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Sergio Marini - 20.3.2008