POLCEVERA
( ai torrenti del mondo )
Ti chiamano torrente
meno ancora che fiume
e liquame e putridume
iniettato nel tuo sangue malato
che scorre in oleosa corrente
incontro al mare inquinato.
E un giorno cesserai il cammino
sfinito, vinto, vecchio
tu che vedesti il mattino
di chiare acque a specchio.
Ma nella lunga tua agonia
talvolta sferri calci giganti
e spezzi gli argini della prigionia
lasciando all'uomo lutti e pianti.
Allora dicono che sei senza cuore
ti domando perdono con rinnovato amore.
Sergio Marini