Lino era considerato il matto del quartiere. Quando Aldo il barista decideva
che era ora di chiudere e a noi la notte sembrava ancora giovane, ci
trasferivamo, tempo permettendo, nella vicina piazzetta e lì continuavamo
i nostri discorsi tra il marciapiede, un muretto e un tiglio.
Lino si arrampicava sul tiglio e restava quasi sempre all'ascolto. Quando
lanciava nella notte l'urlo di Tarzan, quello era il segnale di andare tutti
a dormire, e ciò non succedeva mai prima delle due o tre.
Raramente dalla sua postazione partecipava ai nostri discorsi, ma quando lo
faceva diceva cose così strampalate che nessuno prendeva in seria
considerazione. Anche perchè era bugiardo.
 ( avevamo allora intorno ai sedici anni di media : chi non diceva bugie
fantasticando su quello che voleva fare " da grande " ? )
Aveva una bici, una  Graziella. Si vantava di aver viaggiato in quasi tutto
il mondo ma non si era mai mosso da Genova; di conoscere a perfezione la
lingua inglese ma non sapeva spiaccicarne parola. Una notte di Luglio dopo
aver cacciato l'urlo verso le tre, ridiscese dal tiglio e annunciò
inforcando la bici : " Pedalerò finché ci sarà terra ".
Se fosse stato ai nostri giorni sarebbe finito a  " Chi l'ha visto "  perchè
sparì per due lunghi mesi .
Lo ritrovarono stravolto sul Bracco e quando ritornò a casa era
ridotto pelle e ossa ma aveva una luce negli occhi che non gli avevo mai
visto prima. Ma il Lino non parlò mai della sua avventura, disse solo che
prima o poi ci avrebbe riprovato

Arrivava in bici pedalando come un forsennato,
frenava, derapava, impennava ed eccolo lì, la bici appoggiata al tronco
e lui di slancio spariva tra i rami con urla gutturali.
 Intanto la compagnia si stava sfaldando naturalmente :
chi trovava più allettanti le compagnie femminili, chi finalmente lavorava,
eravamo sempre meno a far caciara e sempre più raramente.

Una notte, già fresca d'autunno, c'eravamo stranamente quasi tutti perchè
 già era circolata la voce e tutti volevano la conferma :

" Purtroppo vado ad abitare dalla parte opposta della città "
annunciai con voce rotta dal rincrescimento. " devo seguire i miei ma
 voi cercate di non disperdervi e ogni tanto trovatevi qui, io verrò "
E mantenni la promessa un paio di volte, poi la brutta stagione , la
scoperta dell'altra metà della mela, un lavoro, mi tenne lontano.
Ma appena iniziò l'estate l'antico richiamo mi portò nel bar di Aldo.
Mi accompagnava una giovanissima ed emoziona fidanzatina,
quella che ancor ora è la mia dolce metà.
Aldo aveva ceduto il bar ed era in piena ristrutturazione.
Gli amici ? Un paio, i più giovani, e una bicicletta da donna,
nuova fiammante, appoggiata al tiglio.
E Lino il matto piombò giù dal ramo spaventando non poco
la ragazzina che tenevo per mano.
Felice come mai l'avevo visto, Lino,inforcò la bici e girò alcune volte
in tondo. Poi disse:
" Con questa vado in India "
Gli amici fecero " BOOM ! " ma io che ricordavo ancora
quella strana luce della volta precedente gli risposi :
" Tu girerai il mondo "
 


L'ho visto pochi giorni fa, il Lino, il matto.
Mi ha riconosciuto lui. Dopo una voragine di oltre 40 anni
non so come abbia fatto il destino a farci incontrare al
semaforo di fronte alla Fiumara. Stavo tranquillamente
attraversando la strada sulle strisce pedonali quando un vecchio
ciclista incartapecorito, su una Mountain Bike, fermato dal rosso,
urla il mio nome.
Al riparo dal sole, sotto i portici di Via Avio, ho avuto così la
conferma che il matto ha girato il mondo. Europa, India, America
"ho fatto la pipì nel Gange e cagato nel Gran Canyon" " Lino il matto......
 " Se trovo lo sponsor vado in Australia a pedalare a testa in giù "
Io nell'abbracciarlo forte : " Famiglia ? "
Lui con una smorfia : " Le tante bici che ho cavalcato, e tu ? "

" Io non mi sono mosso da Genova. Mentre tu giravi come una
trottola  ho messo su famiglia, due figli, e ora sono nonno "

" Io il  mondo lo visito, tu lo popoli . Pedaliamo entrambi "
 sale in bici e si sistema gli occhialini sul naso.
 Inforca i pedali e si lancia nel traffico.

Sergio Marini

Luglio 2006


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