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ANNO 1990
Il Pandino aveva solo quattro anni ma mi aveva dato tanti di quei problemi
che nemmeno un vecchietto con l'Alzhaimer avrebbe saputo procurarmi .
Una utilitaria spartana con i freni sempre consumati, la marmitta che si
bucava in continuazione, il radiatore che perdeva secondo i suoi capricci,
un giorno sì e l'altro no, la frizione già sostituita, così come la
batteria. E la leva delle marce che ogni tanto mi rimaneva pericolosamente
in mano perché qualche genio della Fiat aveva pensato che una piccola
coppiglia bastava e avanzava per unirla allo spingidisco. Era un'auto dalle
due facce, sporca fuori e pulitissima al suo interno. Più io la trascuravo,
inviperito per i continui salassi che arricchivano il mio meccanico, più la
dolcemetà la profumava e la spolverava, almeno dalla sua parte. Ma ora
basta- Era giunto il tempo di cambiarla con un modello più affidabile,
moderno e comodo.
Così stavo dicendo alla dolcemetà mentre, in un grigio pomeriggio di una
domenica di dicembre del 1990, percorrevo i tornanti della Castagnola verso
Genova.
E lei, di rimando, mi suggerì di tacere,o perlomeno di parlare più
adagio per non farmi sentire dalla vettura, che altrimenti si sarebbe offesa
e magari avrebbe anche potuto rifiutarsi di procedere oltre. Sorridendo alla
battuta, proseguii affermando la mia intenzione di cambiare anche marca.
L'auto procedeva lungo la discesa senza che la scarna strumentazione
segnalasse alcunché di anormale e il volante rispondeva perfettamente alle
mie mani attente che cercavano di costringere l'auto in carreggiata con
accompagnamento di fischi che le gomme emettevano ad ogni sterzata, anche la più
dolce, colpa di una fuori convergenza cronica.
Ci fu dapprima un sobbalzo, poi un colpo sordo proveniente dal parafango
anteriore destro .Il Panda proseguì ed io vidi un paio di grossi sassi
materializzarsi nello specchio retrovisore, ballonzolare verso una cunetta
e uscire dalla mia visuale .C'era stata una frana recente nascosta dalla
curva, la carreggiata era sporca di terriccio e zolle erbose ma superai il
tratto facendo un po' di slalom La dolcemetà aveva perso la favella anche
perchè la vetturetta prese a tirare decisamente sulla destra.
Con la prontezza di spirito, che solo i consumati piloti hanno, accostai
sulla destra fermando l'auto in un piccolo spiazzo erboso, quasi in piano,
e, mentre la dolcemetà, acida ma, per assurdo quasi contenta, mi
rimproverava con:
" Te l'aivo dîto" Mì "de parlâ cianin " !!!
constatai che la gomma anteriore destra era diventata ormai una sformata
ciambella sventrata.
Alla vista di tanto scempio la dolcemetà, tanto per incoraggiarmi, esclamò:
" No arriviemo mai ciù a cà ". e cominciò a scrutare l'orizzonte con le
lacrime agli occhi.
" Grazie da fidûcia " risposi offeso " A tì se te levan da pignatte
e cassöule...
..Cose ghe vêu a cangiâ 'n'a rêua !!! ..L'è röba de dexemenûti......
e comunque Zena a l'è dall' ätra parte. T'è giâ verso l'Antoa."
Reagì con : " Ma primm-a no beseugna mette o cöso ?...o .treipê ?.. o
triangolo ? "
Non avevo ancora nessun ferro in mano altrimenti la tentazione
di................................
ma lasciamo perdere..torniamo alla ruota.
Sbuffando feci notare che eravamo fuori dalla strada e che quello
spiazzo era ideale.
Il Craaa d'un corvo fu la risposta, poi scese il silenzio ed io potei
concentrarmi su quello che dovevo fare :
Tolsi il copricerchione di plastica e cominciai ad allentare il primo dei
quattro durissimi bulloni.......ma lei mi interruppe battendomi su una
spalla :
" O no me piaxe " disse guardandosi in giro " o l'è pin de porcaie "
In effetti sembrava avessero seminato lattine vuote, fazzolettini e
preservativi usati.
Ce n'era uno che pendeva, sgonfio e floscio come la mia gomma,dal ramo più basso
d'un castagno che proteggeva lo spiazzo come un enorme ombrello.
" O convento o no passa ätro " sentenziai dando un ultimo deciso colpo al
primo bullone.
Passò un'auto, lentamente, poi un'altra subito dopo. Mi sembrava di essere
uno strano animale in uno dei tanti zoo safari ;
nessun aiuto ma sguardi pieni di curiosità.
Storcendo la bocca, con fare schifato, aggiunse :
" Maniman se anavimo ancon'n' po ciù avanti ........Chì me vegne
angoscia..!"
Soffocando una risposta su dove avrebbe potuto recarsi mi concentrai sul
crick.
La terra intorno era molle. Mi misi a cercare qualcosa adatto alla bisogna
tra i rifiuti. C'era, per fortuna, una piccola discarica abusiva tra i
cespugli, Qualcuno si era ristrutturato il bagno e aveva lasciato lì la
testimonianza della sua inciviltà costituita da una sezione di cesso e
alcune orribili piastrelle. La dolcemetà nel frattempo continuava a
schifarsi :
Mia lì.finn.a un pâ de braghette e'n pattælo ! "
Dovevo fare in fretta. Avevo visto anche un paio di inquietanti siringhe
tra i pruni , cominciava a imbrunire e il freddo si stava facendo pungente.
Posizionai un paio di piastrelle sotto il crick e mentre riuscivo finalmente
a sollevare la vetturetta quel tanto che bastava per sfilare la ruota la
dolcemetà annunciò :
" Ne ho contou quattro. ! "
" Bolloin ? - domandai proprio mentre svitavo l'ultimo.
" No, gondoin ! " rispose con tono di rimprovero " Ti m'è portou proprio
in t'en bello scito " Afferrai la ruota di scorta e dopo un paio di
tentativi andati a vuoto che fecero oscillare pericolosamente la vettura,
riuscii a centrare il perno.
Velocemente avvitai i bulloni ....Ce l'avevo fatta !
Abbassai il crick pronto a sfilarlo e a ripartire ma rimasi lì, la bocca
aperta, le mani sporche tra i capelli sudati. Una voglia di pianto mi
avvolse. Non riuscivo a credere a ciò che vedevo, a ciò che avevo appena
portato a compimento : La ruota che avevo appena sostituito, la ruota che ci
dovrebbe venire in soccorso nelle situazioni difficili, la ruota di scorta
insomma, era completamente sgonfia.