

Era arrivato a Genova per visitare l'Acquario ma
l'aveva trovato chiuso ” Eh sì, pensò, non si può pretendere che tenga aperto
anche dopo la mezzanotte” Allora gettò un'occhiata in giro, così di sfuggita,
pronto a ritornarsene da dove era venuto. Non gli piacevano i genovesi con quel
loro carattere spigoloso, poco ospitali, eternamente indaffarati con una lingua
impossibile da capire.
E nemmeno la città gli andava a genio, caotica, strade strette,
saliscendi,ventosa. Lui, uomo del sud, solare, buon viaggiatore, a Genova c'era
stato solo una volta in una occasione ormai lontana nel tempo : Un Salone
Nautico stressante che ricordava gonfio di pioggia.
Il Porto antico, davanti a lui, rifletteva le sue luci nell'acqua scura del
porto e sembrava che migliaia di lucciole volassero a pelo dell'acqua. Non c'era
anima viva e gli unici rumori che sentiva erano lo stridio dei gabbiani e il
sordo rumore del Bigo che continuava a salire e scendere in solitudine sulla sua
sinistra. " Sono ben strani, questi genovesi," pensò " hanno la fama di essere
di braccino corto e poi sprecano corrente lasciando che quella specie di
ascensore funzioni a vuoto. Passò un cane, massiccio, con passo strascicato e
proseguì oltre senza degnarlo d'uno sguardo, latrando di tanto in tanto. Tutto
era irreale eppure era lì, davanti ai suoi occhi. Ma una presenza c'era;
qualcuno stava dormendo sdraiato su una panchina. Si avvicinò per vedere meglio.
Era un vecchio con tanto di barba bianca,sembrava addirittura indossasse una
specie di pigiama a righe e aveva ai piedi quelle babbucce terminanti con due
buffi coniglietti di peluche. In testa uno zuccotto di lana e una grossa sciarpa
rossa come volesse proteggersi dall'umidità notturna. Rabbrividì


Apparve una scritta sulla sua sinistra :
" Non lo svegliare. E' stanco, ha ballato tutta la notte con me " . Si girò e
dietro di lui si materializzò una figura femminile di una bellezza da togliere
il fiato,i lunghi capelli biondi vaporosi luccicavano e scendevano lungo i
fianchi sinuosi, un petto prorompente e generoso galleggiava dentro un vestitino
striminzito e aderente che evidenziava più della stessa l'immaginazione. Stava
per replicare, almeno salutare, quando tutto piombò nel buio più totale tanto
che in un primo momento pensò d'essere diventato cieco. Poi realizzò .: Era
andata via la corrente. Mentre pensava a come agire le luci si riaccesero e lui
si precipitò ansioso e curioso a ripristinare il collegamento ma quando riuscì a
ritornare al Porto Antico non c'erano che il cane che ciondolava e il barbone
che continuava a dormire. Era indeciso se proseguire o meno, Salvatore,
solitario, grassoccio e pelato autista napoletano cinquantenne,quando il pendolo
gli venne in aiuto battendo le due a ricordargli che solo cinque ore scarse lo
dividevano dal prossimo mattino.
Allora, con due colpi di mouse, fece sedere sulla panchina, a fianco del vecchio
addormentato, il giovane aitante e moro dai lunghi capelli corvini e gli occhi
maliziosi, vestito di borchie e cuoio che lasciavano in mostra le braccia
muscolose ricoperte di misteriosi tatuaggi.

Lasciò il computer acceso perché al suo risveglio Salvatore
avrebbe cercato di soddisfare la sua curiosità riprendendo la sua seconda vita a
partire da quella panchina affacciata sul Porto Antico di Genova.
Sergio Marini 12.7.2008