
Siamo alla fine d'aprile e fino ad un paio di giorni fa la gente si
vestiva ancora a cipolla, ma stamani pare che l'unico che ancora non esponga
l'epidermide al sole sia io, con indosso la maglia della salute ricoperta da un
camiciotto a righine di cotone e un gilet alla cacciatora. Questo mio
paludamento lo sto pagando caro, difatti grosse stille di sudore mi scendono fin
sugli occhi impedendomi di mettere a fuoco come meriterebbe una strepitosa
fanciulla che mi sfila davanti ( sono seduto da pochi istanti su una panchina
dei giardini adiacenti al panificio con in mano una sleppa di focaccia appena
acquistata ) mostrando generosamente cosce e seni desiderosi di tintarella.
Nemmeno il tempo di dare un morso alla focaccia e un'occhiata alla
ancheggiatrice che ne appare subito un'altra quasi in fotocopia. Belandi ! Qui
bisogna tergersi il sudore e pulirsi gli occhiali !
L'età avanza ma osservare le grazie femminili degustando la focaccia è uno dei
pochi piaceri che ancora mi posso concedere. Ma nella fretta di tergere le lenti
per non perdermi quella sorta di defilé, mi cade a terra il panno apposito. Nel
raccoglierlo ,tra un tripudio di ossa scricchiolanti, la mia attenzione viene
catturata da una tribù di formiche che cercano di portare nella loro dimora,
eletta tra la mattonata del vialetto,i piccolissimi frutti degli olmi. Non credo
proprio che a vent'anni mi sarei soffermato ad osservare il loro operato anziché
il delizioso passeggio dell'umana fauna femminile, ma..........quei minuscoli
esserini neri ,che radunano le samare, recandole una per ciascheduna, con
silenziosa operosità, spingendole poi nel varco tra i mattoni e sparendo
all'interno con il prezioso bottino, hanno cancellato per un attimo oltre
sessant'anni della mia vita, portandomi in retromarcia a quando - bambino - le
osservavo affascinato nella cucina della vecchia casa. Una lunga teoria che
uscivano dalla vecchia credenza, ognuna con il suo pezzetto di zucchero. Poi
arrivò mamma e si scatenò una guerra che allora non capivo. Ma cosa mai facevano
di male, povere formichine ? Bastava allontanare le zollette di zucchero, invece
furono scacciate, schiacciate, gassificate con il flit e per due giorni mamma
passò la maggior parte del suo tempo a trafficare nella credenza e non solo.
Anche papà e nonna parteciparono al safari. Ogni volta che ne avvistavano una
iniziava il massacro. Ci credete se vi dico che non avevano la mia approvazione
? Ne salvai più d' una aiutandomi con un pezzetto di carta assorbente sopra il
quale mettevo di nascosto una zolletta di zucchero che andavo poi ad occultare
dietro la stufa a legna. Quando la zolletta cominciava a nereggiare ( ricordo
erano tantissime, minuscole ) io la portavo all'aperto e la deponevo nel punto
più lontano,vicino al tiglio, raccomandando loro di non tornare, pena la morte
da parte dei miei che allora inquadravo come feroci assassini. Le
formiche............... Intanto ho finito la focaccia. Restano poche briciole
all'interno dalla carta unta. Chissà se alle formiche piace la focaccia. Mi
chino ancora una volta, con fatica. Non sono più il bambino con la zolletta di
zucchero, ma un anziano con un poderoso mal di schiena ma nulla al mondo mi
impedirebbe di spargere le briciole nei pressi della loro tana. Resto un attimo
con il fiato sospeso ad osservare i loro sbandamenti per l'inattesa pioggia di
cibo come fosse manna. Ce n'è una che si avvicina curiosa, sembra annusi la
briciola con le antenne, poi la afferra tra le sue pinzette e la trascina verso
la sua casa. Altre arrivano e iniziano il trasferimento. Per quest'inverno
avranno non solo il loro cibo, ma anche una profumata focaccia offerta da un
bimbetto giunto dal passato. Lascio la panchina e riprendo il cammino lasciando
l'ombra degli olmi per entrare nel sole. Incrocio a scià Camilla con la consueta
borsa della spesa, già sbracciata, accaldata e sbuffante : "Eh.. No se sà ciù
comme inandiâse " mi dice forse notando che mi son tolto il gilet che ora tengo
sottobraccio-
Sorrido e tanto per dire qualche cosa butto lì il solito ritornello di tutte le
primavere" Semmo passæ da l'inverno a-a stæ. L'è scentà a primaveia "
- No - n o -replica agitando pericolosamente la borsa a fiori sotto il mio naso.
- Semmo in primaveia. Ai mae tempi d'arvî se fava o bagno in ta Ponçeivia. E poi
g'ho a casa pinn.a de formîgoe. Quelle spontan con a primaveia, ghe vegnisse 'n'aççidente
!! ! "

Sergio Marini
29.Aprile 2010 -