

Erano anni che non capitava l'occasione di passare una fine d'anno
tranquilla, rilassata, in compagnia del fratello e della anziana madre
novantenne.
I figli a pazziare con le loro famiglie e noi, pensionati, davanti al
rassicurante fuoco di un caminetto con la vista della Val Petronio trapunta di
casette assomiglianti ad un Presepe degradante verso Sestri Levante che si
biforca sul mare.
Si era sereni, davanti allo scoppiettio del fuoco che da solo infondeva
allegria. L'anziana Madre era la più felice: aveva davanti i due figli e le loro
mogli e una tavola imbandita. La serata, in attesa del botto, si riempiva di
ricordi, tutti dolci, anche quando emergevano i lutti.
Man mano che la Madre evocava nomi, che parevano sepolti nella memoria, i loro
volti apparivano magicamente tra le lingue del fuoco e rimanevano con noi. Ed
erano visi sorridenti perchè i racconti dell'anziana Madre erano lucidi, mai
banali, sul filo dell'ironia che stemperava la malinconia che avrebbe potuto
prendere il sopravvento.
Non c'era bisogno d'accendere la televisione per seguire il trascorrere del
tempo, bastavano e avanzavano i nostri sereni discorsi. L'unica concessione alla
modernità i telefonini. Erano tutti in fila sul grande tavolo, tra il torrone,
la frutta secca e o pandoçe, pronti per annullare la distanza da figli , nipoti
, parenti e amici più cari, così anche loro avrebbero contribuito ad alimentare
il fuoco della serenità. Mezz'ora prima del brindisi , mentre il " brut" e il
moscato stavano per apparire in tavola, la valle cominciava a fare le prove con
sporadici fuochi artificiali che avevano il potere, ogni volta che brillavano
aperti come fiori, di interrompere per un attimo i nostri discorsi.............
e tornare per un istante tutti bambini......................
Un pezzettino di torrone, quello vero, quello che pare marmo, quello che deve
averlo inventato un dentista per farsi nuovi clienti, finiva tra i miei
denti e.....CRACK....AHI !..... un dente ballerino che ultimamente mi aveva dato
parecchio fastidio, si spezzava, anzi si rispezzava perchè già era
scheggiato, e si piantava tra guancia e gengiva lasciandomi dolorante e
stordito.
Come cambia il mondo in un attimo....come puoi passare dalla serenità al suo
esatto contrario senza neanche finire un respiro.
Mi vedevo in partenza per un lontano Pronto Soccorso, inseguito dai fuochi
artificiali. Percepivo netta la preoccupazione dei miei compagni
d'avventura, stava subentrando la delusione e la rabbia per un fine d'anno
irrimediabilmente rovinato.
Questo vecchio balordo, colpevole di non aver affrontato a tempo debito il
dentista, di aver rimandato il problema, furioso con se stesso, si rifugiava in
bagno, frastornato, con l'idea di dare almeno una capocciata o due nei sanitari.
Spalancavo la bocca davanti all'incolpevole specchio, cercavo di capirci
qualcosa. Dio ! Cosa avrei dato per trovare un dentista sotto la doccia....!
Anche dal finestrino del bagno salivano alti i fuochi artificiali e i botti
fischiavano beffardi : "FiiiiiiiiBooomm" Venti minuti a mezzanotte. Non
ero più lì ma sdraiato sulla sedia dell'amico dentista :
"Ormai è morto e se vuoi lo togliamo. E' in una posizione difficile e devo
lavorarci un po'.." Avessi detto di sì invece di mascherare la paura con un "
improrogabile " appuntamento che il dentista accolse con uno sghignazzo e con un
" Tanto....prima o poi ".
Si chiama forza della disperazione. Mai e poi mai
avrei pensato di mettermi due dita in bocca, artigliare il dente ribelle,
vincere il lancinante dolore, tirare verso il basso e ritrovarmelo come per
magia tra le dita. Ora il dolore stesso si comportava come un fuoco
d'artificio, saliva alto per poi perdersi in mille terminazioni nervose, dalla
testa ai piedi, e infine spegnersi nel buio. Sì, spegnersi. Stavo verificando la
vericidità del detto " Via il dente, via il dolore ". Due sciacqui, una
vivificante boccata d'aria gelida, una pettinata, un'ultima occhiata allo
specchio e dieci minuti prima della
mezzanotte rientravo sorridente in gruppo mostrando il dente come fosse un
Trofeo appena conquistato. E l'aria preoccupata che tutti avevano dipinto in
volto si tramutò in un rivolo di risate e battute. La più caustica fu quella
della anziana Madre :
" Da piccin, quande te cazzeiva un dente de læte, o rattin poi o te portava 'na
monæa. Da grande invece t'avansi e palanche do dentista "
E la Dolcemetà, un attimo prima che il campanile sbatacchiasse la mezzanotte e i
fuochi attraversassero festosi e liberatori la notte :
" Chissà comme a saieva andæta se o l'avesse avûo a dentëa "
Prosit. !

Sergio Marini . fine anno 2007
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